15 Mar Self-reliance. Non sacrificare il tuo genio
Self-reliance si traduce spesso con autosufficienza, intesa come capacità di essere auto-sufficienti. In realtà, il cuore del concetto è più complesso. È poter contare sul proprio giudizio e sulle proprie risorse interne, senza dipendere in modo eccessivo da conferme esterne. Non una chiamata all’isolamento, quindi, né un invito a fare tutto da soli. Si tratta, invece, di una postura: avere una base interna abbastanza solida perché il supporto degli altri sia un’integrazione, non un sostituto. In pratica, Self-reliance non implica spegnere l’ascolto, ma ascoltare senza spegnersi.
Il termine Self-reliance entra nel lessico moderno grazie a Ralph Waldo Emerson e al suo saggio Self-Reliance (1841), noto per l’imperativo Trust thyself: fidati di te stesso. Fidarsi di sé significa evitare un rischio molto diffuso: seguire meccanicamente l’opinione degli altri.
SELF-RELIANCE È UN INVITO A CONFIDARE NEL PROPRIO INTUITO, PIUTTOSTO CHE CONFORMARSI AUTOMATICAMENTE AL PENSIERO DI QUALCUN ALTRO.
Proteggersi dal conformismo
Il conformismo è alimentato da un meccanismo subdolo. Raramente si presenta come imposizione. Più spesso arriva travestito da buon senso: si è sempre fatto così, tutti la pensano così. Il substrato implicito, che ruba fiducia al nostro pensiero, è il presupposto che alla base di un’idea ampiamente condivisa ci sia evidentemente un motivo che magari non conosciamo. Se è così, allora, meglio allinearsi.
La Self-reliance nasce, quindi, come antidoto, quello che Emerson definisce avversione al conformismo. Sul piano cognitivo, protegge, infatti, tre cose preziose:
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- La prima idea, quella che nasce prima che entrino in scena le aspettative (di un amico, del capo, del cliente, del gruppo)
- La divergenza, cioè la capacità di produrre alternative invece di convergere subito sulla soluzione più comoda
- L’originalità responsabile, quindi, il coraggio di sostenere un punto di vista quando ha senso – e non per partito preso – anche quando non è il più popolare
Difendere il primo atto del pensiero
L’allenamento finalizzato a farsi un’opinione è uno dei pilastri più concreti della Self-reliance: consiste nel non delegare il primo atto della mente.
In un contesto molto complesso e in rapido e costante mutamento, la Self-reliance è la capacità di poter contare su se stessi, tanto da non diventare permeabili al primo frame disponibile: il consenso del gruppo, la voce più autorevole, l’idea più condivisibile o, semplicemente, quella che riduce l’ansia.
Solo quando abbiamo fiducia nelle nostre risorse possiamo completare davvero la Self-reliance. Come? Con il confronto. Chiedere supporto – o delegare qualcosa – non significa rinunciare alla propria autonomia, ma metterla alla prova. La differenza sta nel modo in cui chiediamo. Non delegando il pensiero, ma integrandolo.
Col tempo, succede infatti qualcosa di sottile: le nostre opinioni smettono di essere bandiere identitarie (io la penso in questo modo e basta!) e diventano posizioni mature, argomentate e, soprattutto, migliorabili.
Influenzare gli eventi
Allinearsi a un pensiero comune riduce l’ansia di essere esposti, ma toglie autonomia. Sposta il centro di gravità al di fuori di noi. Invece di reggere l’incertezza con il nostro giudizio, ci fa scegliere il consenso come sedativo.
Quando, invece, la base interna è solida, succedono tre cose:
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- La pressione esterna pesa meno (non perché sparisce, ma perché non ci definisce)
- L’incertezza diventa più attraversabile (non ci svuota immediatamente)
- La critica diventa digeribile (possiamo usarla senza sentirci demoliti)
Qui entra un concetto accreditato in psicologia: il locus of control interno, cioè la percezione di poter influenzare gli eventi con le proprie scelte. Distante dall’essere solo ottimismo ingenuo, è invece una forma di forza emotiva. Se possiamo fare una mossa, non siamo in balia. E, attenzione, questa forza non si costruisce contro gli altri, ma anche grazie agli altri. Il supporto esterno è un acceleratore emotivo, quando incontra una base interna solida. Ci sostiene, cioè, senza sostituirci.
Fidarsi di sé
Se la Self-reliance restasse confinata alla dimensione delle idee, sarebbe filosofia. Per diventare una competenza – personale e professionale – va invece allenata. Questo richiede la capacità di proteggere la propria identità, le proprie idee divergenti e le proprie risorse. Significa farsi un’idea su qualcosa, senza irrigidirsi di fronte a ciò che ne confuta la validità. È Self-reliance anche saper cambiare opinione.
FIDARTI DELLE TUE RISORSE NON TI ALLONTANA DAGLI ALTRI: TI PERMETTE DI COLLABORARE SENZA PERDERTI.
Essere autonomi
Avere Self-reliance non significa non chiedere, ma chiedere senza smettere di pensare. Non è neanche fare tutto da soli, ma sapere di poter essere autonomi anche quando manca una guida. Forse, la definizione più contemporanea di Self-reliance è questa: fidarsi di sé abbastanza da ascoltare gli altri senza perdersi.
Ralph Waldo Emerson non invitava a vincere contro la società. Invitava piuttosto a non farsi governare da ciò che la società pensa al posto nostro. Definiva la Self-reliance come un atto di resistenza attiva alle forti pressioni esterne, perché conformarsi, secondo l’autore, significa sacrificare il proprio genio.