Iper-soggettività | View from nowhere

Iper-soggettività | View from nowhere

L’iper-soggettività nasce da un principio semplice ma allo stesso tempo spesso trascurato: non osserviamo mai la realtà da un punto di vista completamente neutrale. Ogni pensiero prende forma attraverso una prospettiva. Le nostre idee, le convinzioni e le decisioni sono influenzate dalla storia personale, dalla cultura, dal linguaggio e dalle esperienze che abbiamo vissuto.  Anche quando pensiamo di limitarci ai fatti, in realtà li stiamo già interpretando. Iper-soggettività non significa che tutto sia relativo: significa riconoscere che il nostro modo di comprendere la realtà passa sempre attraverso un punto di osservazione.

L’illusione dello sguardo neutrale

Il nostro modo di vedere la realtà ci appare così naturale da sembrarci oggettivo. È proprio questa l’illusione. Hans-Georg Gadamer sosteneva che ogni comprensione è influenzata dalla nostra storia e da ciò che già sappiamo, definite precomprensioni. Non possiamo liberarci completamente dalla prospettiva da cui osserviamo, ma possiamo imparare a riconoscerla.
Anche nelle scienze accade qualcosa di simile. Thomas Kuhn ha mostrato che i dati acquistano significato all’interno di paradigmi condivisi. Quando cambia il paradigma, cambiano le domande che ci poniamo e il modo in cui interpretiamo gli stessi fenomeni.

L’iper-soggettività nasce da questa consapevolezza: non aggiunge nuovi filtri, ma rende visibili quelli che guidano il nostro sguardo. 

Quando le prospettive si moltiplicano

La soggettività accompagna l’essere umano da sempre; ciò che cambia è il contesto. Oggi, ad esempio, viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, opinioni, contenuti e interpretazioni. Media, social network, algoritmi e intelligenze artificiali ci espongono ogni giorno a prospettive diverse sulla stessa realtà.
Con ogni probabilità non sono le prospettive ad essere aumentate, ma la facilità di condividerle e comunicarle.

Il nostro punto di vista deve convivere con molti altri, che lo confermano, lo mettono in discussione o lo contraddicono e a volte lo attaccano. Orientarsi, allora, non significa trovare l’unico punto di vista corretto, ma imparare a riconoscere da quale prospettiva stiamo osservando le cose.

Il conflitto tra prospettive

I social media, in questo, stanno creando un fenomeno sempre più diffuso: opinioni diverse fin troppo spesso, anziché generare ricchezza, alimentano lo scontro.

Nelle organizzazioni questo fenomeno, seppur mediato da norme sociali più forti, maggiori responsabilità e da un sano e quieto vivere, è presente e spesso genera fratture relazionali di notevole rilevanza. Molti conflitti sembrano nascere da problemi di comunicazione o da incompatibilità personali, ma in realtà ciò che spesso entra davvero in collisione sono prospettive diverse.

La stessa decisione può apparire efficiente a chi la prende, controllante a chi la subisce e prudente a chi ne valuta i rischi.

La domanda, allora, non è soltanto chi ha ragione?, ma da quale prospettiva la stiamo osservando?

L’iper-soggettività non intende eliminare il conflitto, ma aiutare ciascuno di noi a rafforzare la consapevolezza che la propria verità è solo una fetta della realtà, che non può prescindere dalla propria cultura, formazione, educazione perché nessuno può vedere da nessun luogo, View from Nowhere, come direbbe Thomas Nagel.

Una competenza da allenare

Riconoscere che ogni prospettiva è parziale non significa rinunciare ai fatti o alle evidenze. Significa, invece, accettare che nessuno osserva il mondo da un punto esterno, completamente neutrale. Le convinzioni più solide non sono quelle impermeabili al confronto, ma quelle capaci di lasciarsi interrogare senza perdere consistenza.

Per un’organizzazione significa creare contesti nei quali interpretazioni diverse possano emergere prima di essere rapidamente allineate. Significa riconoscere che ogni decisione mette qualcosa in primo piano e lascia inevitabilmente qualcos’altro fuori campo.
Talvolta, proprio ciò che resta fuori può contenere l’informazione che manca.

Forse la competenza più importante non consiste nell’avere una buona prospettiva, ma nel ricordare di averne una soltanto. L’iper-soggettività non ci invita a dubitare di tutto, ma solo del punto da cui stiamo guardando.


Fonti
Hans-Georg Gadamer– Truth and Method (1960) https://plato.stanford.edu/entries/gadamer/
Thomas S. Kuhn– The Structure of Scientific Revolutions (1962) https://plato.stanford.edu/entries/thomas-kuhn/
Thomas Nagel– The View from Nowhere (libro – 1986)

 

 

 

Federico Scirpa
fscirpa@incontatto.it