Alle prese con il gigante. Il secondo episodio di #eduseries Scala Te Stesso

Alle prese con il gigante. Il secondo episodio di #eduseries Scala Te Stesso

Coraggiosi si nasce o si diventa?
Una domanda che nella vita prima o poi ci si pone. Si, perché le paure e le scelte ci mettono di fronte a uno specchio che ci rimanda una chiara immagine di noi, coraggiosi o no.

Se non si ha coraggio di fronte ad un ostacolo, è perché non siamo nati sufficientemente coraggiosi oppure è perché non abbiamo acquisito sufficiente coraggio per affrontare quella sfida? Difficile la risposta…

Questo è il dilemma che affiora nella mente di Daniele quando sul Nanga Parbat, a metà impresa, una valanga occupa imponentemente il percorso che il gruppo di spedizione aveva pianificato. No panic! Cambiamo strada, andiamo avanti. Si recuperano le forze e si riparte… Ma, sul nuovo tragitto, proprio sotto lo sperone Mummery, un sasso enorme distrugge l’accampamento di Daniele. Tutti rischiano la vita… E mille altri ostacoli imperversano sul viaggio in alta quota: il gigante sembra mettercela tutta per avere la meglio sulla spedizione…

Quando Daniele Nardi racconta le sue esperienze in montagna, il Coraggio che lo ha sostenuto è evidente dal suo sguardo emozionato. Ma quanta fatica?! Quanta stanchezza?! Quanto dolore?!

Il Coraggio. La seconda Dote o Valore personale, dopo la Visione, da coinvolgere animatamente di fronte a imprevisti, ostacoli e cadute. Ma cos’è il Coraggio???

Lasciando da parte le definizioni classiche e di sapore enciclopedico, il Coraggio è la forza d’animo, di cuore o di intelletto, in altre parole di pensiero. Chi osa con le emozioni, è coraggioso. Chi osa con i pensieri, e con i sogni, è coraggioso. Nel suo E-book 7 mosse per il Coraggio, Oscar Farinetti è deciso nella sua dissertazione, tanto che il suo esordio è: “non si nasce col coraggio: coraggiosi si diventa e si può farlo attraverso una serie di “sette mosse per il coraggio”, abbinandolo a dei valori positivi. Amicizia, dubbio, tenacia, onestà, furbizia, capacità di analisi e originalità”.

Probabilmente, o forse come sempre, la verità sta nel mezzo. Coraggiosi si nasce e si diventa. Dai processi di socializzazione che iniziano fin da subito a definire la strada del nostro sviluppo psicologico, cognitivo e di relazione, è evidente quanto Coraggio c’è nel nostro DNA. Bambini impavidi che si lanciano sullo scivolo con lo sguardo rivolto verso l’alto e cuccioli che, sullo stesso scivolo, cercano un dito adulto di sostegno, con gli occhi puntati verso un viso rassicurante. Questo è solo un esempio, che viene dal gioco: e quando giochiamo, si sa, siamo veri, autentici…

Ma le esperienze della vita, spesso tutt’altro che ludiche, si innestano nel nostro percorso di sviluppo, lasciando tracce più o meno deformanti della nostra intima identità. E allora si vede la differenza: fra chi si approccia in modo coraggioso alle situazioni incerte e paurose e chi invece va alla ricerca di ap pigli sicuri.

Il punto, o forse la domanda giusta allora è: sappiamo distinguere le situazioni in cui è necessario raccogliere tutto il coraggio possibile – e buttarsi – e quelle situazioni in cui invece il rischio è troppo alto – o, al contrario, il gioco non vale la candela – e quindi non conviene spendersi tanto?

Forse la differenza arricchente non è fra i coraggiosi e non coraggiosi, di derivazione darwiniana o appresa, ma fra le scelte coraggiose e quelle meno coraggiose, che affondano le radici su una valutazione della realtà e di noi stessi in quella realtà. Di volta in volta, situazione per situazione, senza pensare che vi sia una regola giusta omnicomprensiva (troppo noioso), che ci sia qualcuno con la verità in tasca (troppo scontato) o che, semplicemente, vi siano persone coraggiose e altre meno (troppo semplice).

Come siamo e come diventiamo quando prendiamo decisioni coraggiose? Come siamo e come diventiamo quando scegliamo strade meno impervie? Un quesito più tollerabile, la cui risposta è certamente più utile e potenziante per il nostro sviluppo. Psicologico, Cognitivo e di Relazione.

Daniele cosa direbbe? Esporsi ai pericoli non è lo scopo del gioco, ma fa parte del gioco…

Alessandra Della Pelle
adellapelle@incontatto.it