Verbalia | Trasparenza

Verbalia | Trasparenza

Trasparenza è una parola ampiamente usata nelle organizzazioni, nelle istituzioni, nella politica e nelle relazioni personali. La sua diffusione ne ha progressivamente semplificato il significato, fino a farla coincidere con la semplice visibilità delle informazioni. In realtà, la trasparenza consiste nel far comprendere, non solo mostrare. Possiamo avere accesso a enormi quantità di dati e di informazioni, senza riuscire realmente a comprendere ciò che accade. Allo stesso modo, una persona può parlare molto senza rendere chiari i propri intenti e i propri criteri decisionali. Comunicare in modo trasparente è possibile quando ciò che comunichiamo è leggibile e interpretabile per chi lo riceve.

Vedere attraverso

Trasparenza deriva dal latino transparere, formato da trans (attraverso) e parere (apparire). Trasparente è ciò che lascia vedere oltre sé stesso. Una comunicazione trasparente consente di comprendere ciò che sta dietro una decisione, una scelta, un comportamento o una situazione. Essere trasparenti significa, quindi, permettere agli altri di vedere oltre la superficie, rendendo comprensibili le motivazioni e le relazioni che ne costruiscono il significato.

Orientarsi nella complessità

Secondo l’epistemologia, la conoscenza deriva dalla interpretazione dei dati disponibili. Un’informazione diventa utile quando trova posto all’interno di un contesto che ne chiarisca il significato. Per questo motivo, la trasparenza attiene alla qualità della comunicazione. Più informazioni non implicano necessariamente più conoscenza. Paradossalmente, l’eccesso di dati può produrre confusione, sovraccarico cognitivo e, spesso, opacità. La comunicazione è trasparente quando permette alle persone di orientarsi nella complessità e comprendere ciò che è rilevante. La trasparenza consiste, quindi, nel rendere comprensibile, tra tutte le informazioni disponibili e visibili, quelle che contano.

Comprendere e giudicare

Un equivoco frequente ci porta a confondere la trasparenza con la pubblicità. La pubblicità riguarda l’accessibilità delle informazioni: un documento è pubblico quando può essere consultato; una decisione è pubblica quando viene resa disponibile. La trasparenza riguarda, invece, la comprensione. Se la pubblicità risponde alla domanda: l’informazione è accessibile?, la trasparenza risponde a una domanda diversa: l’informazione è realmente comprensibile?

Un’Amministrazione Pubblica, per esempio, può pubblicare centinaia di atti formali e rispettare pienamente i requisiti di pubblicità. Tuttavia, se i destinatari e gli stakeholder non riescono a comprendere il significato di quei contenuti, la trasparenza non è stata raggiunta. La pubblicità rende visibile, quindi, mentre la trasparenza rende leggibile. Ne consegue che solo la comprensione rende possibile il formarsi di un giudizio.

Comunicare per costruire

Nella tradizione illuministica ricorre l’idea che ciò che riguarda la collettività debba poter essere spiegato e sottoposto al giudizio della ragione. La legittimità di una decisione dipende anche dalla sua comprensibilità da parte di coloro che ne subiscono o condividono gli effetti. Successivamente, filosofi come Jürgen Habermas hanno mostrato come la comprensione reciproca costituisca il fondamento della vita sociale. Comunicare significa costruire significati condivisi. La trasparenza, da semplice esposizione, diventa così creazione delle condizioni che rendono possibile il dialogo e la comprensione reciproca.

Ridurre le distanze

Sul piano psicologico, la trasparenza è strettamente legata alla fiducia. Le persone tendono a fidarsi quando percepiscono coerenza tra pensieri, parole e comportamenti. Non hanno necessariamente bisogno di conoscere ogni dettaglio; hanno bisogno di comprendere le intenzioni e la logica che guida le azioni dell’altro. Quindi, per essere trasparenti, dobbiamo raccontare tutto di noi? Assolutamente no, non è necessario. Bisogna solo ridurre la distanza tra ciò che pensiamo, ciò che comunichiamo e, nientedimeno, ciò che facciamo. Ne facciamo esperienza ogni giorno: quando comprendiamo le ragioni di una decisione, siamo spesso più disposti ad accettarla, anche quando non coincide con le nostre aspettative. La chiarezza – lo sappiamo bene – non elimina il conflitto, ma rende il confronto leale e, nella migliore ipotesi, costruttivo.

Essere trasparenti fa sì che l’altro non debba continuamente interpretare o indovinare le nostre intenzioni. Molti conflitti nascono proprio dalla mancanza di chiarezza. Rendere esplicite le proprie aspettative e le proprie motivazioni significa creare le condizioni per relazioni più autentiche e più solide. La trasparenza può essere considerata a pieno titolo una forma di rispetto reciproco e di responsabilità relazionale.

Rendere leggibile la complessità

Per noi abitanti della contemporaneità, la trasparenza svolge una funzione fondamentale: rendere comprensibili sistemi sempre più complessi. I cittadini e i professionisti interagiscono quotidianamente con istituzioni, organizzazioni e tecnologie che non possono osservare e controllare direttamente. La fiducia dipende sempre più dalla possibilità di comprendere i criteri assunti, i processi attuati e, soprattutto, le responsabilità. Quando le logiche decisionali restano implicite, invece, il rischio è che emergano sospetto e interpretazioni arbitrarie. Quando invece vengono rese intelligibili, aumenta la possibilità di cooperazione e partecipazione. La trasparenza riduce, allora, la complessità e costruisce la fiducia sociale.

Responsabilità

Sul lavoro, la trasparenza è una competenza relazionale prima ancora che comunicativa. Oltre a condividere le informazioni, infatti, bisogna rendere comprensibili gli obiettivi, i vincoli, e non ultimi i criteri di valutazione che guidano i processi decisionali. Un professionista che voglia agire in modo trasparente, rende comprensibili le proprie scelte, spiega cosa deve essere fatto, e anche perché. Un’organizzazione trasparente permette alle persone di capire il senso delle decisioni e il contributo che ciascuno offre al raggiungimento degli obiettivi comuni. La trasparenza genera coinvolgimento perché alimenta la comprensione, e di conseguenza, il senso di responsabilità.

Intelligibilità

La trasparenza può essere definita come la capacità di rendere leggibili persone, decisioni, processi e contesti. Permettere agli altri di comprendere ciò che è rilevante comprendere. In ogni ambito, produce valore perché rende le cose intelligibili. La vera sfida è migliorare ciò che aiuta gli altri a capire.

Restano aperte, però, alcune questioni sul tema: la trasparenza riguarda le informazioni o la qualità delle relazioni? È possibile essere trasparenti senza essere comprensibili? Fino a che punto la trasparenza deve convivere con la riservatezza? L’intelligenza artificiale e gli algoritmi aumentano davvero la trasparenza? Forse la domanda delle domande è anche la più semplice: quando comunichiamo, vogliamo davvero che gli altri a comprendano, oppure stiamo soltanto mostrando/dimostrando qualcosa di noi?

 

Alessia De Carli
adecarli@incontatto.it