Verbalia | Agnotecnica

Verbalia | Agnotecnica

La narrazione standard sul futuro del lavoro è dominata dal mito della soluzione totale. Progettiamo intelligenze artificiali, algoritmi predittivi e sistemi di automazione per eliminare il dubbio, mappare l’incertezza e ricevere risposte immediate. Il professionista del futuro sarà un super-ottimizzatore, un risolutore algoritmico che usa i dati per azzerare l’ignoto. Nel vocabolario del possibile, però, questa ricetta perfetta per cancellare il dubbio potrebbe cancellare anche una parte della nostra capacità di meravigliarci. E se la vera fioritura del futuro risiedesse nella capacità di stare nell’inconoscibile? La competenza filosofica e operativa più preziosa del post-digitale potrebbe essere l’Agnotecnica: il vuoto fertile progettato intenzionalmente.

La profezia dell’algoritmo

Appartengo alla Gen X. So bene che cosa voglia dire accendere la TV e fare zapping, o cercare nella libreria dei VHS, in un venerdì sera qualunque negli anni ‘90, per cercare qualcosa da guardare. Non sapevo mai che cosa avrei trovato. Magari un vecchio film coreano in bianco e nero, coi sottotitoli, girato da un regista con un nome impronunciabile. A volte era una delusione, ma ogni tanto scoprivo un capolavoro. C’era un elemento di rischio. Ma sperimentavo lo stupore.

Oggi mi siedo – raramente – sul divano. Apro Netflix o Prime Video e sono accolta da un algoritmo che mi dice: Consigliato per te: 98% di compatibilità. La piattaforma analizza ogni mio clic passato e mi offre una scelta perfettamente ottimizzata, iper-personalizzata, calibrata per non farmi rischiare mai. L’algoritmo ha azzerato l’ignoto per garantirmi una gratificazione sicura.

Succede, però, che dopo venti minuti passati a scorrere una lista infinita di titoli 98% compatibili, spengo la TV senza aver scelto nulla. Confinata in ciò che l’algoritmo sa già di me, mi sento prigioniera del mio passato.

E senza la gioia – ça va sans dire – di trovare almeno un lungometraggio di Yu Hyun-mok. 

Dare forma all’ignoto

Praticare l’Agnotecnica significa fare una scelta di resistenza cognitiva: sabotare intenzionalmente il proprio profilo algoritmico. Il termine unisce, infatti, due radici greche:

    • Ágnostos (ἄγνωστος) | l’ignoto, ciò che non può essere conosciuto o che è ancora da scoprire
    • Téchne (τέχνη) | la tecnica, l’arte del fare artigianale, la perizia operativa

 

L’approccio tecnologico classico cerca di illuminare ogni angolo buio per trasformarlo in un dato utile. L’Agnotecnica rovescia la prospettiva: usa gli strumenti più avanzati del futuro per creare nuove domande e nuove zone d’ombra. Si tratta, quindi, di produrre intenzionalmente un vuoto fertile. L’Agnotecnica rimanda all’intelligenza umana che fiorisce quando si confronta attivamente con il mistero e il paradosso.

Generatori di alterità

Per comprendere questa disciplina dobbiamo guardare a un’evoluzione filosofica radicale avvenuta negli ultimi anni, muovendoci tra la storia della scienza occidentale e la filosofia dei media orientale.

Negli anni ’90, lo storico della scienza Robert Proctor coniò l’Agnotologia per studiare come l’ignoranza venisse prodotta deliberatamente per scopi commerciali. L’Agnotecnica di nuova generazione ribalta questo concetto in chiave positiva, grazie ad Akihiro Kubota. Teorico dei media giapponese, Kubota ha proposto di usare l’intelligenza artificiale e la programmazione come generatori di alterità.

Le macchine, se spinte al limite, possono produrre paradossi logici e visivi che costringono l’essere umano a rompere i propri pattern mentali e a espandere i confini del pensiero.

L’artigianato dell’ignoto e il designer di domande

Mentre gli attuali modelli generativi avanzati ci sembrano scatole nere (black box) imperscrutabili, l’eccellenza umana fiorisce nel diventare artigiani dell’ignoto, capaci di collaborare organicamente con l’imprevedibilità del sistema.

Nelle professioni del futuro, il valore dell’eccellenza umana si sposterà sulla capacità di aprire nuove frontiere di ricerca, di disegnare nuove domande sfidanti. Immaginiamo l’impatto di questo approccio filosofico.

Il thought leader di frontiera

Spesso il valore di un manager o di un consulente si misura su quante risposte sa dare a un problema del cliente. L’approccio agnotecnico rovescia questo schema:

    1. saturazione algoritmica | il professionista usa l’AI per esaurire istantaneamente tutte le soluzioni ovvie, medie e storicamente già strutturate per quel determinato problema
    2. vuoto fertile | una volta ripulito il campo dal già noto, il professionista si trova davanti a un foglio bianco
    3. prompting generativo | qui si applica l’Agnotecnica. Si progetta una domanda radicalmente assurda o un esperimento controintuitivo. Si forza la macchina a generare un’anomalia, rivelando un potenziale o un bisogno che prima era del tutto invisibile

Una nuova pedagogia per l’upskilling

Formare all’Agnotecnica significa allenare la tolleranza all’ambiguità: superare l’ansia di fronte al non-sapere e cavalcarlo per generare innovazione dirompente (disruption); introdurre nelle organizzazioni l’errore fertile e provocare deliberatamente delle anomalie nel sistema, per intercettare opportunità che nessun algoritmo predittivo avrebbe mai potuto calcolare.

Proteggere lo stupore

L’Agnotecnica ha il vantaggio di agire come una resistenza all’omologazione cognitiva imposta dai sistemi di raccomandazione digitali, che pretendono di anticipare ogni desiderio per trattenerci in un confine confortevole.

Se la nostra crescita personale e professionale è guidata solo dagli algoritmi  – le playlist consigliate, i libri suggeriti in base ai gusti passati, i percorsi di carriera allineati su LinkedIn – potremmo continuare a vivere in una bolla-specchio che ripete all’infinito chi siamo già stati.

Praticare l’Agnotecnica nella quotidianità significa, quindi, applicare la sintonizzazione della curiosità fuori traccia:

    • abbracciare l’alieno | scegliere deliberatamente di studiare una disciplina di cui ignoriamo persino il vocabolario di base
    • sconnettere la traiettoria | viaggiare, esplorare o muoversi senza la guida della geolocalizzazione o dei dati predittivi
    • innalzare la temperatura | impostare i propri strumenti di intelligenza artificiale per ricevere risposte ad alta temperatura, quindi, con il massimo tasso di casualità, deviazione ed errore creativo

 

Il futuro potrebbe essere meno confortevole e più destabilizzante per chi sa diventare un artigiano dell’ignoto. Cioè, una persona che produce vuoto fertile per coltivare un nuovo pezzo della propria identità.

Voi provate, provate comunque a stupirvi. Protagonisti di un film (con i sottotitoli in coreano).

 

Alessia De Carli
adecarli@incontatto.it