YOUTUBE RED

YOUTUBE RED

Nei mesi scorsi si è sentito molto parlare dello sbarco in Italia di Netflix, un servizio di streaming on line che ha circa 60 milioni di utenti nel mondo. Il meccanismo è molto semplice: si paga un abbonamento mensile e si accede ad un vasto catalogo di contenuti on line, da fruire dal proprio PC/Tablet/Smartphone senza pubblicità e senza limiti temporali (i contenuti sono fruibili quando si vuole, tutte le volte che si vuole). Questo business si è notevolmente sviluppato negli ultimi periodi e ovviamente un colosso dello streaming come YouTube non poteva restarne fuori. Da pochi giorni, negli USA è stato infatti lanciato il nuovo servizio YouTube RED, che sembra andare proprio in questa direzione:

  • video fruibili senza alcuna pubblicità;
  • un abbonamento mensile (poco meno di 10 $);
  • alcune funzionalità aggiuntive rispetto a YouTube classico, ovvero:
    • la possibilità di salvare i video sul proprio PC;
    • l’accesso al servizio YouTube Music, attualmente già a pagamento, che dà la possibilità di fruire dei video musicali senza interruzioni pubblicitarie;
    • la possibilità di tenere un video in background sui propri smartphone e tablet (si potrà ascoltare quindi musica da YouTube Red, mentre si guardano dei siti web o si controlla la posta).

Per il momento, per l’utente medio poco cambia: i contenuti sono gli stessi e chi vuole vederli senza pubblicità pagherà un abbonamento; chi non vorrà farlo invece, potrà continuare a fruire di YouTube come ha sempre fatto finora. Questo però non è che il primo passo ed è stata già annunciata l’introduzione di contenuti che verranno creati appositamente per gli utenti “pay”. In base alle dichiarazioni fatte in sede di presentazione, sembra che la tipologia di questi contenuti non sia quella tipica di una TV a pagamento (serie Tv o film), ma che riguardi più che altro le realizzazioni dei principali youtubers. Kyncl (CEO di YouTube) ha infatti dichiarato che “ciò che è importante, è che non stiamo facendo quello che fanno tutti gli altri, entrando in competizione per gli stessi materiali (…), gli stessi elementi creativi. Siamo piuttosto alla ricerca di persone che hanno dimostrato di funzionare molto bene sulla nostra piattaforma”.

Ad esempio, è stato annunciato che fra i contenuti che verranno prodotti in esclusiva per YouTube Red, vi è un reality show in cui PewDiePie (una star di YouTube nelle recensioni dei videogiochi, che può vantare quaranta milioni di iscritti e oltre dieci miliardi di visualizzazioni), si muoverà all’interno di ambientazioni ispirate ai videogiochi dell’orrore.

Anche se il servizio non è ancora disponibile in Italia, si possono già leggere nell’apposita guida di Google le modalità con cui gli autori verranno retribuiti.

Le nuove entrate provenienti dall’abbonamento a YouTube Red verranno distribuite agli autori dei video in base al tempo di visualizzazione ottenuto dai loro contenuti. Così come accade con l’attività pubblicitaria, la maggior parte delle entrate va ai creativi… il tempo di visualizzazione offline viene registrato e incorporato esattamente come quello online non appena l’utente effettua nuovamente l’accesso online.”

Difficile dire oggi se questo potrà essere un vantaggio per i creatori di contenuti: attualmente YouTube per ogni annuncio associato ad un video riconosce al creatore il 45% del suo ricavato. Dare cifre esatte non è facile, ma diciamo che ogni 1000 visualizzazioni su un video con pubblicità, un autore riceve una somma intorno ai 6/7 euro. Quanto si riceverà invece da un abbonamento? Dipende dal comportamento dell’abbonato: maggiore sarà il numero di video visualizzati, maggiore saranno le fette in cui dividere i 10 € di torta.

Secondo quanto riporta il sito web THE VERGE, non è stato facile convincere tutti gli autori, specialmente le principali case discografiche e i grandi network televisivi, che erano inizialmente preoccupati di perdere ricavi, nel caso di una visualizzazione senza pubblicità. Per aderire, molti hanno richiesto infatti il riconoscimento di una percentuale maggiore, visto che i loro contenuti sarebbero stati il principale driver alla sottoscrizione di abbonamenti. YouTube non ha dato comunque a nessuno la possibilità di smarcarsi dal nuovo servizio e tutto quello che è disponibile sulla piattaforma classica, verrà inserito automaticamente su YouTube. Per ora l’unico dei grandi player che non ha aderito in toto è la Disney, che ha eliminato da YouTube tutti i contenuti dell’emittente televisiva ESPN da lei controllata (per una questione di “diritti e licenze”, secondo le dichiarazioni ufficiali). Da sottolineare invece, che gli altri contenuti Disney continueranno ad essere presenti.

Perché YouTube si muove in questa direzione? I ricavi derivanti dalle pubblicità non erano più sufficienti? In parte, no. Questa potrebbe essere infatti una mossa per rispondere alle problematiche causata dalla diffusione degli Adbloc, ossia di quei “software” che permettono di fruire dei contenuti di un sito web (e quindi anche di YouTube), senza visualizzarne gli annunci pubblicitari. Il massiccio utilizzo di questi strumenti (che in alcuni segmenti di target arriva oramai a sfiorare il 50%), mette (o meglio, potrebbe mettere) in crisi il modello di business finora utilizzato sul web: contenuti e servizi fruibili gratuitamente in cambio della presentazione di annunci pubblicitari. Una delle soluzioni potrebbe essere, appunto, il ritorno a un classico “pay per view”, cioè dare contenuti solo in cambio del pagamento di una fee d’ingresso. E’ chiaramente solo uno dei molteplici scenari: le evoluzioni possibili sono numerose, il futuro non è definito e nessuna scelta irrevocabile è stata presa. D’altronde, la mossa di YouTube è speculare a quella che già hanno preso (e non da poco tempo) molti editori della stampa periodica, che dopo aver reso per anni disponibili i loro contenuti gratuitamente sul web, hanno affiancato a questa modalità di business, la possibilità, per gli utenti più interessati, di accedere a dei contenuti premium, in cambio del pagamento di un abbonamento. La sottoscrizione di un abbonamento è necessaria per visualizzare determinati contenuti o per accedere a tutti i contenuti, utilizzando un determinato dispositivo (nel caso del Corriere della Sera, ad esempio, è a pagamento l’intera versione mobile).

Questa scelta però è rimasta finora un’opzione aggiuntiva e non ha intaccato in maniera drastica l’altra modalità di fruizione. I siti di La repubblica e de Il corriere della sera, solo per fare alcuni esempi, continuano ad esistere e a proporre contenuti, nonostante esistano da anni delle versioni a pagamento. Dei grandi quotidiani italiani Il Sole 24 ore è stato forse l’unico che ha ridotto notevolmente la quantità di contenuti digitali gratuiti e anche in questo caso la scelta iniziale effettuata nel 2010 di rendere totalmente a pagamento il sito, si era rivelata fallimentare.

Per avere una risposta definitiva, non resta quindi che aspettare, poiché nel mondo del web (e ancor più dei social) le cose mutano velocemente e sono sempre possibili repentini cambi di scenario.

Marco Rimedio
mrimedio@incontatto.it