#skillpills – Antifragilità: allenarsi agli imprevisti – Parte 2

#skillpills – Antifragilità: allenarsi agli imprevisti – Parte 2

Cigni neri: apprendere dagli scossoni

Le nostre convinzioni – sostiene Taleb – sono spesso alimentate dagli eventi passati, dai risultati già ottenuti e dal nostro modo personale di apprendere dalle esperienze che non sempre è funzionale ad affrontare le situazioni incerte. L‘imprevedibilità ci porta in quel mondo definito bene dagli acronimi VUCA (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity) e BANI (Brittle, Anxsious, Non-Linear, Incomprehensible), in cui ci è richiesto di agire tempestivamente e con decisione, per riadattarci lungo il cammino e prosperare.

Taleb descrive l’essere antifragile attraverso un paragone tanto semplice, quanto efficace: il vento può spegnere la candela e ravvivare il falò. Lo stesso avviene con la casualità, l’incertezza e il caos: bisogna imparare a farne uso, anziché tenersene alla larga. Dobbiamo imparare a essere fuoco e a sperare che si alzi il vento. 

Si può imparare a modellare il modo in cui reagiamo agli imprevisti? Per rispondere in maniera proattiva, occorre generare e costruire una nuova capacità di percepire e affrontare le situazioni inaspettate, gli eventi improvvisi che ci mettono alla prova.

Il coping proattivo

Come possiamo anticipare gli eventi critici? Secondo Aspinwall e Taylor è possibile mettere in atto un insieme di strategie utili affinché l’evento potenzialmente deleterio non si verifichi affatto, o si verifichi con il minimo impatto negativo. Come? Ricorrendo al Coping Proattivo che, se praticato prima di incontrare potenziali eventi stressanti, ha importanti benefici per la persona poiché riduce e minimizza gli effetti generati dalla situazione critica potenziale. Le strategie di Coping di cui parlano Aspinwall e Taylor possono produrre infatti alcuni vantaggi:

  • minimizzazione dell’ammontare complessivo di stress che la persona potrebbe incontrare
  • aumento del numero di opzioni possibili per affrontare una situazione
  • conservazione di risorse personali quali tempo ed energia

La fasi del coping proattivo

Aspinwall e Taylor propongono un modello di Coping Proattivo articolato in quattro fasi: 

  • individuazione: prevedere gli effetti stressanti di un evento in arrivo
  • appraisal iniziale: definire in via preliminare il problema per gestirne le emozioni iniziali
  • sforzi iniziali di Coping: anticipare, pianificare e assumere l’iniziativa
  • richiedere e usare il feedback: avere informazioni aggiornate sullo sviluppo dell’evento e sugli effetti prodotti dai propri sforzi

Altri modi del pensiero

Possiamo inoltre usare la curiosità, la creatività, l’immaginazione, il ragionamento non convenzionale e sistemico: si tratta di altri modi del pensiero per cercare attivamente i problemi, le difficoltà e i rischi e per trarre vantaggio attingendo alle nostre risorse antifragili. In questo senso, è importante accogliere l’errore e il fallimento, comprenderlo per migliorare; astenersi dal giudizio e dalla ricerca degli alibi, per fare spazio all’iniziativa, alla competenza emotiva, alla responsabilità e all’assunzione del rischio. 

Il potere delle metafore

Per costruire nuove abilità – suggerisce Nassim Taleb – è inoltre molto efficace ricorrere alle metafore: ci vuole una storia per spodestare un’altra storia. Le metafore e le storie sono molto più potenti delle idee, oltre ad essere più facili da ricordare. Pensiamo alle rappresentazioni mitologiche di Damocle, della Fenice e dell’Idra, metafore potenti ed evocative dei concetti di fragilità, resilienza e antifragilità:

  • Spada di Damocle – Chi affronta la realtà come se avesse costantemente una spada che gli cade addosso, con paura e angoscia (fragilità); soffre o si rompe se sottoposto a volatilità
  • Araba fenice – Chi rinasce dalle sue ceneri, resiste agli urti e reagisce con forza e determinazione (resilienza); chi rimane il medesimo se sottoposto a volatilità
  • Idra – Chi non solo ha la capacità di resistere, ma anche di crescere, migliorare e rinascere; chi trasforma la difficoltà in un elemento propulsore di cambiamento e miglioramento (antifragilità); chi cresce e prospera a seguito di volatilità e cerca il disordine

La persona antifragile non cerca di intrappolare l’esistenza in uno schema prevedibile e fisso, ma cavalca le opportunità nel momento stesso in cui si presentano; mette in conto l’imprevisto e approfitta del disordine per crescere e migliorare.  Come l’Idra, l’antifragile si trasforma e si evolve proprio nelle difficoltà.

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