Le emozioni – Una questione di modelli

Le emozioni – Una questione di modelli

Nel post precedente, abbiamo introdotto un alfabeto minimo delle emozioni, come funzionano e come sono in relazione tra loro. In questo articolo, proveremo a offrire un rapido sguardo su alcuni framework teorici di riferimento per lo studio scientifico delle emozioni.

La funzione delle emozioni: l’eredità di Darwin

Dalla seconda metà del 1800 le emozioni diventano oggetto di indagine scientifica. Darwin (1872) è stato il primo a realizzare uno studio scientifico sulle emozioni, evidenziandone il valore comunicativo e adattativo, nell’opera L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali. Più o meno nello stesso periodo, anche James (1884) e Lange (1885) percorrono studi sperimentali sulle emozioni. Nel XX secolo, Tomkins (1962) e Plutchik (1962), avvalendosi della teoria di Darwin, sostengono che  le emozioni siano associate alla realizzazione di scopi universali, connesse con la sopravvivenza della specie e dell’individuo. Tomkins e Plutchik considerano otto comportamenti di base necessari per la sopravvivenza della specie umana:

  • nutrimento
  • rifiuto (per esempio di sostanze pericolose)
  • protezione (dai pericoli)
  • distruzione (per eliminare eventuali ostacoli al raggiungimento di scopi)
  • riproduzione
  • reintegrazione (per recuperare rapporti protettivi importanti)
  • orientamento (verso stimoli nuovi)
  • esplorazione

Secondo le loro analisi, da questi otto bisogni fondamentali derivano le otto emozioni fondamentali o primarie: paura, rabbia, gioia, tristezza, fiducia, disgusto, anticipazione e ansia, che a loro volta generano tutte le emozioni secondarie.

La tesi innatista di Ekman e Izard

L’impostazione di Tomkins e Plutchik è stata ripresa da Ekman (1972, 1989, 1992) e Izard (1978,1989, 1992), che dalla teoria di base, hanno sviluppato la tesi innatista delle espressioni facciali delle emozioni. Le espressioni facciali delle emozioni sarebbero universali: l’espressione facciale della rabbia, per esempio, può essere interpretata come emozione di rabbia in tutte le popolazioni del mondo. La teoria di Ekman e Izard è stata ed è ancora fortemente criticata da parte di alcuni studiosi. In particolare, i ricercatori di matrice cognitivista e socio-costruttivista sostengono che l’individuo abbia un ruolo attivo nella costruzione della realtà. Assumendo questi orientamenti di studio sull’essere umano, hanno elaborato le proprie teorie e i propri modelli relativi alla manifestazione delle emozioni.

La gestione delle emozioni con il modello A-B-C

Secondo l’approccio cognitivista, le emozioni vengono analizzate in base al Modello A-B-C, che mira a fare ordine tra eventi, pensieri, emozioni e comportamenti. Solitamente l’uomo tende a essere convinto che una reazione emotiva (C) sia conseguenza diretta di un evento/situazione (A):

modello a-b-c

In realtà, vi è un elemento fondamentale tra A e C, che agisce tra mediatore tra essi e determina più direttamente le conseguenze emotive: i pensieri (B), ossia come ognuno valuta le situazioni che accadono

Senza la formulazione di pensieri soggettivi su una situazione, non ci sarebbe alcuna reazione emotiva. Le emozioni e i comportamentali (C) discendono quindi dall’interazione tra A e B: nessuna delle tre componenti A, B e C rappresenta un’entità autonoma, ma ognuna è collegata all’altra.

La teoria dell’emozione costruita

In ambito costruttivista, la professoressa di psicologia Lisa Feldman Barrett confuta la teoria di Ekman sull’universalità dell’espressione delle emozioni. Barrett sostiene che le emozioni non sono entità statiche, ma elementi emergenti sensibili al contesto (Barrett, 2009). Le categorie emotive non sono categorie naturali e biologicamente basate, né sono riconosciute dalla mente umana attraverso i suoi processi di funzionamento, ma sono costruite attivamente. Le emozioni sono ipotesi che il cervello costruisce, attingendo ai concetti emotivi della propria cultura.

 

 

Foto di Armin Lotfi su Unsplash
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