No stress? Yes, we can!

No stress? Yes, we can!

Stress…
Che stress… stress… i che stress
Stress… stress… i che stress
E parlo da solo
Stress… stress… i che stress
Pino Daniele – Stress

 

Qualche mese fa. Serata a casa di amici, tra persone appena conosciute. Una mi chiede: “Ma gli psicologi si stressano?” e “Come si stressano?”. Per fortuna era solo una cena tra amici! A parte gli scherzi, mi dispiace dirlo: ma lo psicologo è un essere umano e reagisce come tutti allo stress… più o meno.

Quella sera, a cena, mi colpì l’espressione del viso del mio interlocutore curioso. Delusione. Qualcosa di simile accade quando conduco corsi nelle aziende: volti un po’ smarriti nel sapere, che neanche lo psicologo ha la bacchetta magica, per eliminare lo stress. Ed io aggiungo: per fortuna!

Il punto non è come eliminare lo stress, ma quanto è tollerabile lo stress da parte di un individuo?

Lo stress è un fatto normale per l’essere umano, è una reazione del nostro organismo, che ci rende vivi! 

Ma allora, cos’è lo stress per l’essere umano? 

Lo stress è una risposta psico-fisica di adattamento dell’individuo agli stimoli (stressor) ambientali, che possono produrre sensazioni di disagio, tensione, forte preoccupazione, ma anche di appagamento e di benessere. 

Sì avete letto bene: appagamento e benessere dallo stress! 

Chi è stressato, alzi la mano!

Quando conduco corsi di formazione su questo tema, la prima domanda che faccio è: chi di voi è stressato? Si alzano mani accompagnate da sorrisi – nel migliore dei casi – o da visi stanchi e preoccupati – nel peggiore. 

Parliamo di stress, quando l’individuo affronta una situazione e crede di non avere – o non ha – le risorse fisiche e/o psichiche per farlo. Vi è mai successo? Agli psicologi succede, ma anche ai medici. Proprio un medico austriaco naturalizzato canadese, tale Hans Seley, nel 1936 definì per primo lo stress come: una risposta aspecifica ad uno stimolo ambientale. 

Occupandomi di valutazione dello stress nelle organizzazioni, tengo spesso a sottolineare l’aspecificità del fenomeno dello stress: ognuno di noi reagisce agli stressor ambientali in modi diversi.

Un esempio: chi al lavoro si è trovato a gestire il delicato equilibrio del microclima con il collega di stanza, che sente l’ambiente troppo freddo o troppo caldo? Ecco, questa situazione-tipo esprime il concetto di aspecificità. Entrambe le percezioni dei due lavoratori sono vere, perché la risposta psico- fisica al caldo e al freddo in un ambiente è differente in ciascuno di noi.

Per esplorare il concetto di aspecificità dello stress, provate a fare con me questo esercizio:

Prendete un foglio bianco e una matita: se dico la parola stress, qual è la prima immagine che vi viene in mente? (non ci dovete pensare, deve essere un disegno di getto).

Fatto? Bene.

I disegni di seguito presentati, sono stati prodotti durante un intervento formativo sulla gestione dello stress e nascono proprio dall’esercizio che avete appena eseguito, sulla visualizzazione del vostro stress.stress_esercizio

Da questi disegni appare evidente come ognuno di noi percepisca lo stress in modo differente. Inoltre, i due soggetti identificano due importanti elementi, due modi diversi di descrivere lo stress: la Fonte e il Sintomo.

Fonte e sintomo dello stress

La F_onte dello stress (disegno 1 – l’oggetto rappresentato può essere legato, ad esempio, al vissuto del tempo lavorativo e/o di vita personale che produce stress). In questo caso, avendo circoscritto lo stress ad una fonte (il tempo), possiamo adottare delle strategie di coping (per esempio: organizzare meglio il proprio tempo; ridurre le cose da fare nella giornata; darsi priorità diverse; vivere i limiti in modo nuovo…). Si tratta di strategie basate su meccanismi psicologici e/o comportamentali che l’individuo può mettere in atto per gestire, ridurre o contenere lo stress prodotto da una fonte stressogena.

Sapevate che l’esercizio fisico è una strategia di coping comportametale per contenere lo stress? Anche la respirazione e il self talk positivo sono strategie di coping psicologico, che aiutano a circoscrivere l’influenza dello stress.

Invece, il S_intomo dello stress (disegno 2 – la scena rappresenta la sensazione di sentirsi frammentati/spaccati/rotti a causa di un colpo), in prima battuta, non consente di identificare quale sia la fonte che genera tensione/disagio, che qui sembra sconosciuta anche alla persona che ha disegnato. Con le domande adeguate, è possibile però risalire a quale sia la fonte che produce le sensazioni rappresentate. Solo risalendo alle cause, è possibile individuare e/o circoscrivere lo stress, per cercare possibili strategie di coping utili a fronteggiarlo.

Potrei proseguire ancora e approfondire il tema dello stress individuale, magari in un altro post. Questa introduzione credo sia utile a toccare alcuni concetti di base, per comprendere come sia articolato e non facile – per il datore di lavoro – avviare e/o valutare lo stress lavoro correlato nella propria organizzazione, senza il supporto di un professionista.

Non mi dilungherò infatti sugli aspetti normativi dell’Accordo Europeo siglato a Bruxelles l’8 Ottobre 2004, recepito dal D.Lgs. 81/2008, poi modificato dal D.Lgs. 106/2009 (per approfondimento, vi rimando al sito https://www.inail.it/cs/internet/attivita/ricerca-e-tecnologia/area-salute-sul-lavoro/rischi-psicosociali-e-tutela-dei-lavoratori-vulnerabili/rischio-stress-lavoro-correlato.html). L’Accordo, in breve, obbliga i datori di lavoro a misurare il rischio stress lavoro correlato, al pari dei rischi tradizionali (incendio, elettrico, biologico, etc.). Né mi dilungherò sulla metodologia che potete approfondire sul manuale Inail 2017 (https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-pubbl-la-metodologia-per-la-valutazione-e-gestione_6443112509962.pdf).

Vorrei parlarvi invece in modo sintetico, di cosa preoccupa le aziende nell’avviare una valutazione dello stress e quali sono i sintomi più indagati e le loro fonti.

Valutare lo stress lavoro correlato

Quando i Resposanbili del Servizio di Prevenzione e Protezione, o i delegati del datore di lavoro sulla sicurezza, mi contattano per una valutazione dello stress, il primo approccio che mostrano è spesso di carattere adempitivo. La mancata valutazione dello stress è infatti soggetta a sanzioni per il datore di lavoro, esattamente come accade per altri rischi in azienda.

Dietro questo approccio adempitivo alla valutazione, si nascondono – ma neanche troppo – alcune comprensibili preoccupazioni e resistenze di carattere culturale:  la possibilità che la valutazione dello stress possa essere strumentalizzata dai lavoratori, che diventi per loro un pretesto per comunicare al datore i propri malesseri, non direttamente attribuibili all’organizzazione. In alcuni casi, ci si nasconde,  quasi a proteggersi da una valutazione, che potrebbe mettere in discussione le modalità organizzative adottate, per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Una volta, un datore di lavoro mi disse, in merito ad un risultato di stress significativo emerso nella sua azienda: “Non pensavo andassimo così male!”

Ed effettivamente non andavano così male. Ma il datore di lavoro non prevedeva la possibilità che le informazioni emerse durante il processo di valutazione, su fonti e sintomi organizzativi – ne parlerò più avanti – fossero potenzialmente migliorabili, per il bene dell’organizzazione e del personale. Infatti, quando l’organizzazione affronta il tema dello stress lavoro correlato con un approccio fondato su una logica di project management – e non adempitivo – tutela sia il datore di lavoro, sia il personale dipendente nel suo insieme. Favorire l’interazione, la messa in comune delle conoscenze e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti nel processo – Datore di lavoro, RSPP, Medico Competente, Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Risorse Umane – coglie nella valutazione l’opportunità di miglioramento reale e concreto delle condizioni di lavoro.

Un approccio integrato

Sia chiaro, non è sufficiente la valutazione dello stress, per promuovere un approccio culturale alla sicurezza e al benessere lavorativo. È necessario anche avere una visione della sicurezza integrata in azienda e, con pari dignità, degli obiettivi di tutte le altre funzioni organizzative.

A supporto della costruzione di una visione della sicurezza integrata in azienda, va sottolineato che l’approccio alla valutazione dello stress lavoro correlato non può essere un fatto riconducibile al singolo lavoratore, ma all’intera organizzazione. 

Eventi sentinella, contenuto e contesto

Spero con gli esempi di aver chiarito alcuni aspetti dello stress, ma prima di concludere, voglio accennare qualcosa sui sintomi e sulle fonti di stress in azienda.

La metodologia INAIL nella valutazione dello stress classifica:

  • Sintomi organizzativi (chiamati anche eventi sentinella o indicatori oggettivi dello stress): indici infortunistici, assenze per malattia, assenze da lavoro, ferie non godute, rotazione del personale, provvedimenti e sanzioni disciplinari, istanze giudiziarie. Tali indicatori sono valutati come trend in aumento, diminuzione o stabili rispetto ai tre anni precedenti al momento della valutazione
  • Fonti organizzative, suddivise in due aree con relative dimensioni:
    • Area Contenuto del lavoro, composta da 4 Dimensioni di indicatori, che riguardano aspetti connessi all’ambiente di lavoro ed attrezzature di lavoro, alla pianificazione dei compiti, ai carichi e ritmi di lavoro e all’orario di lavoro;
    • Area Contesto del lavoro, composta da 6 Dimensioni di indicatori, che comprendono: funzione e cultura organizzativa, ruolo nell’ambito dell’organizzazione, evoluzione della carriera, autonomia decisionale – controllo del lavoro, rapporti interpersonali sul lavoro, interfaccia casa lavoro – conciliazione vita/lavoro.

Come vedete, il tema dello stress lavoro correlato ha numerose sfaccettature. Ne ho trattate una piccola parte, ma i link che ho inserito nel testo possono aiutarvi ad approfondire il tema. Mi fermo qui, ah! dimenticavo un’ultima cosa: sapete che quest’anno (2019) e precisamente a maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incluso il Burnout, nell’undicesima revisione dell’International Classification of Diseases (ICD-11),  come un fenomeno occupazionale (stress da lavoro)? (https://www.ilsole24ore.com/art/stress-lavoro-burnout-riconosciuto-oms-come-sindrome-ACwBssJ ).

Se vi interessa sapere cos’è il Burnout e come si valuta nelle organizzazioni, nel prossimo articolo descriverò il fenomeno e vi parlerò del relativo strumento di valutazione.

Restate #incontatto! 

Andrea Pucci
apucci@incontatto.it